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la storia del tartufo piemontese

La storia del tartufo piemontese

Nato dall’ira di Giove e da un fulmine!

Apprezzatissimo, ricercato e prelibato, il tartufo viene spesso definito il re della tavola. È un alimento molto particolare che, tra l’altro risulta leggero e facilmente digeribile. “Regalatoci” da Giove a seguito di un suo adirato lancio di fulmine contro l’umanità, finito su una roccia da cui è poi nato, il tartufo vanta una storia antica, ricca di aneddoti e leggende.

4000 anni e non sentirli. È questa l’età approssimativa che si attribuisce al tartufo secondo l’idnologia, ramo botanico che studia, appunto i tartufi.

Uno dei più importanti documenti che fa riferimento ai tartufi piemontesi risale al ‘700, redatto dal naturalista polacco Michel-Jean, conte di Borch, e sempre nel ‘700 Vittorio Pico descrive il tartufo bianco, il famoso Tuber Magnatum Pico, tipico di Alba, “capitale” delle Langhe, deliziosa città della provincia di Cuneo. La svolta avviene nell’800 con la pubblicazione della Monographia Tuberacearum del micologo lombardo Carlo Vittadini nella quale disegnò personalmente ben 65 varietà di fungo ipogeo di cui 51 nuove.

Il legame tra il tartufo bianco d’Alba e Giacomo Morra

Altro nome noto è quello di Giacomo Morra, ristoratore langarolo la cui lungimiranza ha innalzato il tartufo sulla… cima dell’olimpo! A lui si deve, infatti, una delle più grandi “ancestrali operazioni di marketing” della storia del tartufo, ovvero la presentazione del “suo” fungo ipogeo all’annuale fiera di Alba, rinominata poi fiera del tartufo bianco di Alba, oggi di respiro internazionale. Sempre a lui si deve l’associazione tra il tartufo e gli “influencer” di un tempo, Gianni Agnelli, Rita Haywort, Winston Churchill, Hailé Selassié, imperatore etiope, etc. che, ricevendolo in omaggio, ne testimoniano prelibatezza ed esclusività fino a trasformarlo in oggetto di culto. Per molti inarrivabile.

Piccola curiosità che, però fa grande differenza in cucina… il tartufo bianco non va grattugiato, spezzettato, sbucciato, ma solo affettato, in maniera sottile e meglio se con un affettatartufi.

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